Ittiosauro Appennino Romagnolo

MODENA – Un occhio inesperto non ci avrebbe fatto nemmeno caso, derubricandoli a banali ciottoli e proseguendo oltre. Ma quei dischi biconcavi da una decina di centimetri di diametro non erano semplici sassi. E Riccardo Rondelli non ha avuto dubbi: forte della sua laurea in Scienze Geologiche li ha immediatamente identificati come fossili, prelevandoli e portandoli ai suoi vecchi professori del Dipartimento di Geologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I quali, a loro volta, non ci hanno messo molto ad attribuirli ai resti di un Ittiosauro probabilmente risalenti al cretaceo inferiore, e cioè ad un arco temporale che varia tra i 100 e i 150 milioni di anni fa. Quando al posto dell’Emilia Romagna c’era l’oceano.

La scoperta, avvenuta qualche mese fa nel territorio di Pavullo ma resa nota solo in questi giorni, è particolarmente importante perché per la prima volta in tutto l’Appenino Settentrionale sono state ritrovate vertebre in connessione anatomica. “In passato – spiega Cesare Andrea Papazzoni, ricercatore presso il dipartimento di Scienze Geologiche dell’università modenese – erano già stati ritrovati altri fossili di Ittiosauri e di altri rettili marini, ma mai con vertebre attaccate. Abbiamo già fatto alcuni esami preliminari, e proveremo a datare i sedimenti che si trovano intorno alle ossa per restringere l’arco temporale. Poi proporrò che vengano esposte al Museo di Vignola, dove già si trovano alcuni frammenti simili”.

Culture Trek

Domenica invernale trascorsa sugli altopiani plestini per un Trekking Culturale alla scoperta dei Musei del territorio.

Un folto gruppo di turisti proveniente da diverse parti dell’Umbria e delle Marche ha partecipato all’evento “Culture Trek” promosso dall’Associazione GMP GAIA e dal Parco di Colfiorito. Un ringraziamento speciale va alla Soc. Coop “La Rossa di Colfiorito” per il sostegno (con la fornitura dei gadget) e a tutti i partecipanti.

I partecipanti hanno avuto modo di fare un viaggio nel Tempo partendo dal MuPA di Serravalle di Chienti: Il Museo Paleontologico Archeologico di Serravalle di Chienti è nato nel 2002 da un progetto sinergico tra comune e Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Al suo interno sono presenti i reperti fossili rinvenuti a Cesi ( risalenti a 700.000 anni fa) e Collecurti (risalenti a 900.000 anni fa) arricchiti dalla recente acquisizione della collezione Domenico Pomili grazie all’impegno dell’archeologa Isabella Piermarini Direttore del Mu.P.A.- Comune di Serravalle di Chienti).

Successivamente visita al MAC, Museo Archeologico di Colfiorito e gran salto in avanti nel tempo. L’allestimento museale nasce dalla collaborazione tra il Comune di Foligno e la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria ed è gestito da CoopCulture.
L’esposizione archeologica si articola su due livelli con un dettagliato percorso cronologico e tematico, per illustrare la civiltà dei Plestini. I Plestini, popolo umbro, documentato da testimonianze letterarie ed epigrafiche, erano insediati sui piani carsici dell’altopiano appenninico di Colfiorito. I dati raccolti testimoniano una grande vitalità dell’area plestina dalla prima Età del Ferro fino all’alto Medioevo, per la sua favorevole posizione di collegamento tra area adriatica e tirrenica.
Il Tour Culturale termina al Parco Regionale di Colfiorito con la visita al Museo Naturalistico accompagnati da Laura Picchiarelli.

Il Museo Naturalistico del Parco Regionale di Colfiorito ospita una serie di pannelli, diorami, la serie geologica umbro-marchigiana, scatole entomologiche e riproduzioni tridimensionali del paesaggio.
Di notevole rilevanza la collezione Piscini (tassidermista) che comprende esemplari di avifauna imbalsamati rappresentanti le specie più significative della palude e degli ambienti circostanti, tra cui un esemplare di particolare pregio di Tarabuso (Botaurus stellaris) specie simbolo del Parco. Oltre all’avifauna sono presenti alcuni mammiferi in corso di musealizzazione.

L’organizzazione, inoltre, ringrazia gli operatori dei tre musei coinvolti:
– Mupa Museo Paleontologico Archeologico
– MAC Museo Archeologico Colfiorito
– Museo Naturalistico di Colfiorito, Umbria
📸Ph Nicola Cirocchi

Saranno famosi

Periodo di festività e anche questa volta l’associazione Gaia non si è fermata, anzi; il Natale è sempre un’occasione in più per creare eventi e richiamare turisti e fedeli frequentatori a partecipare e conoscere le tante strutture gestite ed i paesaggi che le circondano, in un’atmosfera magica che solo le ricorrenze di fine anno sanno regalare. Il Museo vulcanologico di San Venanzo, la Mostra degli ammoniti attraverso il tempo di Spello, il Parco di Colfiorito ed il MuPa di Serravalle hanno accolto famiglie e gruppi di visitatori durante le aperture straordinarie e le escursioni “brucia calorie”, e vi attendono ancora per l’Epifania con di nuovo tante sorprese.

Ma la conclusione di un anno spesso è occasione per fare bilanci e nuovi propositi per i 365 giorni a venire. L’associazione Gaia ha provato a tirare le somme ed il 2018 è stato sicuramente un anno positivo. Abbiamo visto un interesse ancora crescente da parte delle scuole per le nostre attività didattiche ed una partecipazione a volte sorprendente nei numeri agli eventi organizzati, costringendoci a fare anche qualche bis. Quello che ci fa più piacere sicuramente e di cui andiamo fieri è che, lasciatecelo dire, forse abbiamo contribuito un po’ a far conoscere la nostra terra e le nostre bellezze, curiosità e particolarità. Anche la stampa e la tv ci hanno aiutato in questo, con articoli e puntate dedicate in cui siamo stati protagonisti, nelle pagine regionali ma anche sulle reti nazionali. “Saranno Famosi” dunque? Chi lo sa…ma questo sicuramente ci rende orgogliosi ed insieme ai vostri consensi ci ripagano del lavoro e dell’impegno profusi. Permetteteci di gongolare un po’, mentre stiamo per tuffarci in un nuovo anno denso e laborioso, in cui cercheremo di fare e di offrirvi sempre il nostro massimo e nuove sorprese.

Una sorpresa paleontologica sotto l’albero di Natale

Saltriovenator zanellai è il primo dinosauro giurassico scoperto nel nostro paese, vissuto nell’attuale Lombardia 198 milioni di anni fa.

Al Museo di Storia naturale di Milano, i paleontologi Cristiano Dal Sasso (a sinistra) e gli altri autori dello studio, Simone Maganuco e Andrea Cau (al centro e a destra) analizzano le ossa di Saltriovenator conservate nelle collezioni del Museo. Fotografia di Gabriele Bindellini.

Saltriovenator zanellai (il cui nome significa “cacciatore di Saltrio”, “di Zanella”, dal cognome del suo scopritore) è il secondo dinosauro teropode rinvenuto in Italia e il primo scheletro di dinosauro  rinvenuto nelle Alpi, che si è subito guadagnato il podio di importanza in quanto anticipa di 25 milioni di anni la comparsa dei grandi dinosauri predatori.

Si tratta di un nuovo genere e una nuova specie di teropode che arrivava a pesare almeno una tonnellata e poteva raggiungere i 7 metri e mezzo di lunghezza, rappresentando quindi il più grande e più robusto dinosauro predatore del Giurassico inferiore.

Ci sono voluti anni prima che un team di paleontologi italiani riuscisse ad estrarre i fossili dalla roccia e a ricomporre i frammenti delle ossa.


L’analisi paleoistologica degli anelli di crescita presenti nelle ossa ha mostrato che Saltriovenator era un individuo subadulto ancora in crescita, e pertanto la sua taglia stimata è davvero impressionante nel contesto del Giurassico inferiore, in quanto in quell’epoca i dinosauri carnivori erano poco numerosi e generalmente di piccole dimensioni.

Dagli studi emerge che si trattava di un ceratosauro, con quattro dita, e non di un allosauro, con tre dita.

Si trattava di un predatore “mostruoso” con denti molto aguzzi  e seghettati e arti anteriori con quattro dita, di cui tre dotate di artigli ricurvi ed un’ampia capacità di movimento, che gli permettevano di trattenere la preda con molta forza.

Lo studio di  Saltriovenator zanellai si inserisce anche nella diatriba scientifica sulla comparsa dell’ala nel passaggio tra dinosauri e uccelli, permettendo di asserire che l’ala sia derivata dalla fusione di I, II e III dito e non di II, III e IV come emergeva da studi precedenti.

Saltriovenator visse quindi nel giurassico inferiore, quando in Lombardia invece delle nostre montagne c’erano spiagge tropicali. Dopo la morte affondò in questo mare, dove fu poi ricoperto dai sedimenti che portarono alla fossilizzazione. Le sue ossa mostrano infatti tracce di morsicature di animali marini necrofagi come quelli che si ritrovano sulle ossa delle carcasse delle  odierne balene.

La contestuale scoperta di foglie fossili di grandi conifere primitive ci conferma però che all’inizio del Giurassico, nell’area degli attuali Varesotto e Luganese, esistevano anche vaste terre emerse, in grado di sostenere una catena alimentare al cui apice si trovava Saltriovenator.

Insomma, una formidabile scoperta, proprio sotto l’albero di Natale!

Natale sotto-sopra a Spello

Natale sotto sopra a Spello: nella grotte degli Elfi di Babbo Natale

L’iniziativa si configura come una sommatoria di momenti socio – educativi che vanno tutti a valorizzare il valore della condivisione in famiglia. Giochi e laboratori ludici per bambini che vanno bene anche per i grandi, anzi trovano valore proprio nel condividere l’esperienza con mamma e papà, nella calda atmosfera del Natale, all’interno di un contesto molto speciale e suggestivo come quello del Comune di Spello con le sue tante ricchezze storico-artistiche.

Le diverse attività serviranno anche per veicolare conoscenze storico – scientifiche in maniera giocosa e divertente.

Nei diversi incontri verranno coinvolte famiglie, bambini, ragazzi, verranno privilegiate e valorizzate anche situazioni di inclusione sociale.

1-Tutte le domeniche di dicembre: aperture della Mostra “ Ammoniti attraverso il tempo” presso la sede dell’Associazione in Via Borgo San Sisto II 1B ed attività didattiche per i ragazzi. dalle ore 15:00 alle ore 18:00 su prenotazione.

 

2-Evento Sabato 8 Dicembre: “Nella grotta degli Elfi di Babbo Natale…”

Laboratorio ludico. Realizzazione dell’albero di Natale e del Presepe nella grotta degli Elfi di Babbo Natale.  Dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 nello spazio sotterraneo del museo presso la Grotta in via Borgo San Sisto II 1B

PRENOTAZIONI AL 3397743826

 

3-Evento Domenica 9 dicembre: “Caccia al tesoro”.  Alla ricerca dei fossili sui monumenti di Spello.

PRENOTAZIONI AL 3397743826

4-Evento Domenica 16 e domenica 23 Dicembre: “Favole sotto l’Albero… in grotta”

Aspettiamo insieme il Natale raccogliendoci nell’ascolto di una fiaba dalle magiche atmosfere, all’interno della misteriosa Grotta del museo. Due domeniche di attività ludico – educativa che andrà a valorizzare la lettura come buona pratica. Le letture animate e/o a più voci in cui si alterneranno tanti personaggi anch’essi di storie, miti, leggende legate alla tradizione natalizia.

PRENOTAZIONI AL 3397743826

5-Evento Domenica 30 Dicembre: “C’era una volta… il mondo dei fossili”

Laboratorio didattico – educativo di decifrazione del linguaggio dei fossili, per riuscire a scoprire e comprendere la straordinaria storia della vita sulla terra narrata da ammoniti e trilobiti, le affascinanti forme di vita di un lontanissimo passato. Nel laboratorio gli aspiranti paleontologi si realizzeranno un “fossile preistorico” con la tecnica del calco in creta.

 PRENOTAZIONI AL 3397743826

6-Evento sabato 5 e domenica 6 gennaio: “Giocascienza: la tombola del paleontologo”

Laboratorio ludico – didattico in cui i numeri del classico e tradizionale gioco della tombola saranno abbinati alle diverse forme di vita di ammoniti e fossili. Non solo ci si divertirà, portando a casa ricchi premi e tante sorprese, ma ci si avvicinerà alla paleontologia, al mondo delle scienze e alla preistoria in maniera giocosa… il tutto in compagnia della simpatica Befana!

 

PRENOTAZIONI AL 3397743826

Importante scoperta nel rosso ammonitico di Polino (Tr).

Importante scoperta nel rosso ammonitico di Polino (Tr).

La ricerca, svolta da Marco Romano, Paolo Citton, Angelo Cipriani  & Simone Fabbi   presenta il primo ritrovamento riferibile allo squalo durofago nella Formazione Rosso Ammonitico del Toarciano (Giurassico inferiore). Sono stati recuperati Due denti  isolati che erano conservati all’interno della marna calcarea del Rosso ammonitico Toarciano (zona bifrons). Il dente meglio conservato è caratterizzato da una struttura generale che ben si accorda con la classica dentatura schiacciata tipica degli squali hybodonti della sottofamiglia Acrodontinae. I caratteri morfologici analizzati nel lavoro consentono  di attribuire il materiale rinvenuto al genere  Asteracanthus sp.
Maggiori dettagli nel lavoro appena uscito sull’Italian Journal of Geosciences:
Romano M., Citton P., Cipriani A. & Fabbi S. (2018)- First report of hybodont shark from the Toarcian Rosso Ammonitico Formation of Umbria-Marche Apennine (Polino area, Terni, Central Italy). Italian Journal of Geosciences, doi: 10.3301/IJG.2018.01