Una Giornata Vulcanica

Quanto davvero conosciamo il territorio della nostra bella Umbria? Scopriamolo grazie anche alla Settimana del Pianeta Terra. Due gli eventi promossi dall’associazione GMP Gaia; si inizia domenica 13 ottobre e si chiude con una passeggiata nel parco vulcanologico domenica 20 ottobre
In occasione della settima edizione della “Settimana del Pianeta Terra” l’Amministrazione Comunale di San Venanzo patrocina due appuntamenti promossi dalla associazione GMP Gaia, attuale gestore del locale museo e parco vulcanologico, sul tema della geologia e dell’ambiente.
L’edizione 2019 della manifestazione aderisce alla campagna plastic free e coincide con l’Anno del turismo lento puntando su turismo culturale, valori ambientali, valorizzazione delle mete meno conosciute e dei prodotti locali, interazione con le comunità ospitanti, mobilità sostenibile.
Mercoledì 16 ottobre alle ore 10:00 alla serra comunale iniziativa di consegna di borracce da parte dell’amministrazione comunale a tutti i ragazzi della scuola elementare e media.
Venerdì 18 ottobre alle 18 presso il Museo Vulcanologico presentazione del Libro “Il Grillo e La cicala” di Gabriella Mattioni.
Per la giornata di domenica 20 ottobre a partire dalle ore 9.00 è prevista invece una passeggiata presso il parco vulcanologico per ammirarne i coni, i crateri, le colate laviche che hanno reso San Venanzo nota al mondo.

Nella bocca del Vulcano

Si intitola “Nella bocca del Vulcano” la mostra fotografica di Nicola Cirocchi. L’artista spellano ha realizzato un progetto fotografico di 14 immagini in bianco e nero che descrivono il paesaggio della cittadina profondamente legata alla presenza di tre crateri vulcanici di 265.000 anni fa. Le immagini interessano il maar di San Venanzo, il giardino e la Villa comunale con i resti del castello e chiesa di San Venanzo, la Chiesa della Madonna Liberatrice e l’ex Cava Vispi, dove oggi c’è il sentiero attrezzato del parco vulcanologico.

La mostra è inserita nel Convegno Architettura e Natura che si tiene a San Venanzo dal 17 al 21 settembre 2019 organizzato dall’Associazione Simonetta Bastelli e dal Comune di San Venanzo. Sarà visitabile tutte le domeniche di Settembre ed Ottobre e durante il ponte 1-2-3 novembre 2019, durante l’orario di Apertura del Museo Vulcanologico dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00

Euremite di Colle Fabbri

Un breve report sull’Euremite di Colle Fabbri (Spoleto – Umbria)

colle-fabbri

Colle Fabbri è un piccolo agglomerato di case nello spoletino, nei pressi di San Martino in Trignano ai piedi della Catena dei Monti Martani. Questo piccolo centro abitato è tuttavia molto noto ai geologi ed in particolare a chi si interessa di petrologia e di mineralogia.

Nel 1984 infatti, a Colle Fabbri è stata scoperta una particolare roccia, che è stata oggetto di discussione scientifica, anche piuttosto animata per oltre 25 anni. Questa roccia è stata denominata Euremite (dal Greco eurema: “cosa trovata inaspettatamente”). L’affioramento in questione ha una superficie piuttosto limitata ed è situato in una proprietà privata. Si tratta di una roccia con struttura vescicolata (piccoli vuoti)i colore grigio e ocraceo con livelli mammellonari bianco-giallastri e con livelli fortemente arrossati. I terreni di natura argillosa nei dintorni di Colle Fabbri presentano chiazze piuttosto estese arrossate, segno evidente di esposizione delle argille ad alte temperature.

campione di euremite

Queste rocce molto particolari sono oggetto anche di studi petrografici e geochimici e che hanno avuto una controversa interpretazione. Le due interpretazioni che si contrappongono sono: A) origine magmatica del deposito, dicco subvulcanico a composizione euremitica di un età compresa fra 500000 anni fa (Stoppa, 1988) e 300000 anni fa (Stoppa et al 2005). B) Prodotto di trasformazione

Secondo gli autori della prima teoria, a Colle Fabbri, il magma si è aperto la strada attraverso le argille che costituiscono la copertura sedimentaria della zona. Dalla reazione tra magma e argille sono derivate alcune delle peculiarità chimiche e mineralogiche del sito, per cui esso rappresenta un luogo privilegiato per studiare questi fenomeni di interazione. L’impermeabilità delle argille, infatti, ha limitato la dispersione dei fluidi favorendone la concentrazione e potenziandone quindi l’azione.

Però bisogna evidenziare che nell’area affiorano potenti depositi argillosi che contengono banchi di lignite (vedi l’intensa attività estrattiva della lignite del secolo scorso nella zona di Morgnano di Spoleto), uno dei quali affiora proprio nei pressi di Colle Fabbri. La roccia in questione quindi non è altro che il prodotto di trasformazione termica di materiale argilloso e marnoso dovuto al calore sviluppatosi per autocombustione della lignite (Peccerillo et al. 2003;2005).

Malgrado la diatriba scientifica la roccia ha un notevole interesse dal punto di vista mineralogico per le rare specie mineralogiche presenti nella roccia in questione, in particolare le zeoliti: dalle più comuni phillipsite e cabasite alla rara gismondina fino alla rarissima willhendersonite (terzo ritrovamento mondiale). Sono presenti inoltre minerali idrati complessi quali thaumasite, tobermorite e le rare afwillite, jennite e vertumnite.

Colle Fabbri – Spoleto (Pg)

Le zeoliti sono dei minerali molto importanti dal punto di vista economico in quanto oggi hanno diverse applicazioni:

Lo studio della struttura della jennite può aiutare a comprendere i meccanismi di consolidamento del cemento Portland e la struttura cristallina della tobermorite potrebbe essere selettiva nei confronti degli atomi di cesio. Le zeoliti sono utilizzate anche per bonificare siti inquinati da attività mineraria in cui sono presenti elementi pesanti o a rischio di contaminazione di falde acquifere. Le zeoliti sono utilizzate anche in campo medico.

BIBLIOGRAFIA

Peccerillo A. (2003) Plio-Quaternary magmatism in Italy. Episodes, 26, 222-226.

Peccerillo A. (2005) – Plio-Quaternary Volcanism in Italy: Petrology, Geochemistry, Geodynamics. Springer 315 pp.

Stoppa F., L’euremite di Colle Fabbri (Spoleto): Un litotipo ad affinità carbonatitica in Italia. Bollettino Società Geologica Italiana, 1988, 107, 239-248

Stoppa F., Rosatelli G., Ultra-mafic intrusion triggers hydrotermal explosions at Colle Fabbri (Spoleto, Umbria), Italy, J. Volcanol. Geoth. Res., 2009, 187, 85-92

Stoppa F., Sharygin V.V., Melilitolite intrusion and pelite digestion by high temperature kamafugitic magma at Colle Fabbri, Spoleto, Italy, Lithos, 2009, 112, 306-320

Stoppa F., Cundari A., Rosatelli G., Woolley A.R., Leucite melilitolites in Italy: Genetic aspects and relationship with associated alkaline rocks and carbonatites, Periodico di mineralogia, 2003, 72, 223-251

Stoppa F., Rosatelli G., Principe C., Le vulcaniti del Monte Vulture, classificazione modale e considerazioni seriali. In: Principe C. (Ed.) La geologia del Monte Vulture. Regione Basilicata, Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, Lavello 2006, 87-104

Stoppa F., Sharygin V.V., Nyerereite from carbonatite rocks at Vulture volcano:implications for mantle metasomatism andpetrogenesis of alkali carbonate melts. Central European Journal of Geosciences, 2009, 1, 131-151

Ventennale del Museo Vulcanologico di San Venanzo

Giovedì 22 agosto dalle ore 18,30 al Museo Vulcanologico di San Venanzo si è tenuta la tavola rotonda dal titolo: “Singolarità scientifica, naturalistica e turista del territorio di San Venanzo”. L’evento è stato promosso in occasione dei 20 anni dalla nascita del Museo di San Venanzo. La tavola rotonda ha visto gli interventi di: Francesco Maria Stoppa, Roberto Rettori e Raffaele Sardella. Alle ore 21 l’amministrazione comunale ha ricordato i primi 20 anni di attività con la consegna di un riconoscimento come cittadino benemerito per il Prof. Francesco Stoppa per il suo impegno nel far conoscere San Venanzo nella comunità scientifica mondiale.

XX anniversario Museo Vulcanologico di San Venanzo (TR)

Il 🏛Museo🏛 ed il Parco Vulcanologico di San Venanzo 🌋🌋 saranno aperti anche per il periodo di Ferragosto con i seguenti orari

Giovedì 15 agosto (Ferragosto) 9:30 – 12:30 e 17:00 – 20:00
Venerdì 16 agosto 9:30 – 12:30
Sabato 17 agosto 9:30 – 12:30
Domenica 18 agosto 9:30 – 12:30 e 17:00 – 20:00

Martedì 20 agosto SPECIAL EVENT Serata vulcanica e passeggiata sotto le stelle 
Ore 18:30 Passeggiata al tramonto e visita del Parco Vulcanologico
Ore 21:30 ritrovo presso la Chiesa di San Venanzo e partenza per l’osservazione astronomica con Maurizio Caselli di SorsidiStelle 
https://www.facebook.com/events/373587849979120/
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
POSTI LIMITATI
INFO +39 3397743826

20 agosto

Eclissi di luna al Parco Vulcanologico

Escursione notturna al Parco Vulcanologico di San Venanzo in occasione di un’ eclissi parziale di luna e del 50° anniversario dell’allunaggio dell’Apollo 11 (lancio dagli Stati Uniti proprio il 16 luglio) assieme all’Astrofilo Maurizio Caselli ed all’UNITRE di San Venanzo.
Ritrovo presso il Museo Vulcanologico di San Venanzo alle ore 21:00.
Ore 21:30 partenza per la passeggiata geo-astronomica. Munirsi di Torcia.
Prenotazione Obbligatoria al 3397743826.
Posti limitati – Costo 5 euro – sotto i 10 anni gratuito

Saranno famosi

Periodo di festività e anche questa volta l’associazione Gaia non si è fermata, anzi; il Natale è sempre un’occasione in più per creare eventi e richiamare turisti e fedeli frequentatori a partecipare e conoscere le tante strutture gestite ed i paesaggi che le circondano, in un’atmosfera magica che solo le ricorrenze di fine anno sanno regalare. Il Museo vulcanologico di San Venanzo, la Mostra degli ammoniti attraverso il tempo di Spello, il Parco di Colfiorito ed il MuPa di Serravalle hanno accolto famiglie e gruppi di visitatori durante le aperture straordinarie e le escursioni “brucia calorie”, e vi attendono ancora per l’Epifania con di nuovo tante sorprese.

Ma la conclusione di un anno spesso è occasione per fare bilanci e nuovi propositi per i 365 giorni a venire. L’associazione Gaia ha provato a tirare le somme ed il 2018 è stato sicuramente un anno positivo. Abbiamo visto un interesse ancora crescente da parte delle scuole per le nostre attività didattiche ed una partecipazione a volte sorprendente nei numeri agli eventi organizzati, costringendoci a fare anche qualche bis. Quello che ci fa più piacere sicuramente e di cui andiamo fieri è che, lasciatecelo dire, forse abbiamo contribuito un po’ a far conoscere la nostra terra e le nostre bellezze, curiosità e particolarità. Anche la stampa e la tv ci hanno aiutato in questo, con articoli e puntate dedicate in cui siamo stati protagonisti, nelle pagine regionali ma anche sulle reti nazionali. “Saranno Famosi” dunque? Chi lo sa…ma questo sicuramente ci rende orgogliosi ed insieme ai vostri consensi ci ripagano del lavoro e dell’impegno profusi. Permetteteci di gongolare un po’, mentre stiamo per tuffarci in un nuovo anno denso e laborioso, in cui cercheremo di fare e di offrirvi sempre il nostro massimo e nuove sorprese.

L’inferno di Dante al Vulcano di San Venanzo

NON SOLO GEOLOGIA: Ieri sera al Parco Vulcanologico di San Venanzo è andato in scena il canto XXVI della Divina Commedia di Dante. Grandissimi i due artisti Gabriele Busti che ha recitato e Lorenzo Busti alle musiche (con l’ottimo Filippo alle luci). L’associazione ci tiene a ringraziare tutti i partecipanti a questo evento che ha avuto come cornice il Parco Vulcanologico. Un ringraziamento speciale va ai partner dell’evento culturale e soprattutto a chi ha lavorato dietro le quinte. Grazie in primis ad Agnese Vescovo come sempre ottima organizzatrice. Ringraziamo il Comune di San Venanzo, l’associazione Teatro del Vino, neonata realtà del territorio che vanta già molti successi in eventi culturali, la Pro Loco San Venanzo per la collaborazione logistica e lo staff della La Cantinetta della Locanda Del Borgo per l’aperitivo.
Realizzare l’evento del XXVI canto dell’INFERNO della Divina Commedia è un modo inconsueto di fruire di in un luogo suggestivo come il Parco Vulcanologico di San Venanzo con le sue unicità geologiche.

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Bufale vulcaniche!

Viviamo in un periodo in cui la comunicazione utilizza sempre più internet come mezzo ed anche l’apprendimento spesso passa attraverso lo stesso canale. Siamo spesso alla ricerca di informazioni veloci ed immediate, senza preoccuparci della loro veridicità, con la possibilità purtroppo di cadere nella rete delle fake news e dei titoloni acchiappa click. Social e web in generale sono strumenti utili, ma che allo stesso tempo possono essere veicolo di informazioni completamente errate con in più il potere di una rapida ed ampia diffusione. Ed ecco che in questi giorni ci siamo trovati di fronte proprio ad un esempio di notizia inesatta all’interno di uno dei siti più cliccati al mondo. Chi non conosce Wikipedia? Quanti l’hanno utilizzata per poi citarne per filo e per segno quanto riportato senza chiedersi: “Sarà giusto?”. Beh, anche la nota ed utilizzatissima enciclopedia online è vittima delle leggende sui “falsi vulcani”. Già in precedenza, attraverso il nostro sondaggio e l’articolo correlato “Ci sono vulcani in Umbria? ” avevamo cercato di far conoscere meglio il nostro territorio e di sfatare miti e leggende, ma il nostro lavoro sembra non essere ancora finito…ed in un certo senso diciamo “per fortuna!” perché ci permette di provare a raddrizzare il tiro. Ci siamo accorti infatti che Wikipedia descrive il Monte Fumaiolo nella pagina ad esso dedicata come un vulcano dell’appennino tosco-romagnolo. Niente di più errato! Il monte da cui nasce il fiume Tevere è costituito da rocce sedimentarie di  origine marina, una storia ben diversa! Non sappiamo cosa abbia indotto l’autore del testo in errore, forse il nome…nome che secondo alcuni deriva dal cappello di nubi che spesso si forma sulla cima, mentre secondo altri è legato alle sorgenti dei fiumi che si trovano in zona (Tevere, Savio e Marecchia) da cui Fiumaiolo, trasformato poi in Fumaiolo appunto.

Un’altra “bufala vulcanica” dunque è stata smascherata, la quale ci ha permesso se non altro di parlare, se pur brevemente, di questo luogo, che rientra tra l’altro tra le offerte che la nostra associazione propone per le gite scolastiche dedicate a bambini e ragazzi: un’occasione per loro di verificare con mano ed occhi quanto appena letto.

              

Ci sono vulcani in Umbria?

Nei giorni scorsi abbiamo deciso di porre questa domanda sui social, coinvolgendo quante più persone possibili, diffondendo il sondaggio su pagine e gruppi che hanno come tema in particolare l’Umbria ed i suoi paesaggi. Lo scopo era quello di far conoscere meglio la nostra regione e ne abbiamo approfittato anche per sfatare qualche vecchia leggenda. Vediamo quindi la risposta corretta.

In Umbria ci sono 3 vulcani, ormai spenti, nei pressi di San Venanzo (TR); a pochi minuti da Marsciano (PG), un museo ed un parco vulcanologico vi possono guidare alla scoperta di questi luoghi e toccare con mano la vecchia colata lavica. Inoltre, l’area appartiene al Parco Regionale di Monte Peglia e Selva di Meana, riconosciuto tra l’altro recentemente dall’Unesco come patrimonio per la biodiversità. Visitate la pagina dedicata nel nostro sito http://www.gmpgaia.it/musei/museo-vulcanologico-di-san-venanzo/ e quella su Facebook https://www.facebook.com/museo.vulcanologico/.

In loc. Cava dell’oro, nei pressi di Polino è segnalato in piccolissimo affioramento di Kamafugite. Nell’area di Colle Fabbri di Spoleto è presente un affioramento di una roccia molto discussa in ambito scientifico chiamata Euremite.

Il sondaggio ha avuto diverse risposte affermative, ma proviamo a correggere qualche cattiva informazione ancora in circolazione. I luoghi spesso citati come di origine vulcanica, ma che in realtà hanno origini ben diverse sono:

  • il Monte Subasio: le sue rocce sono calcaree, niente e a che vedere con la lava! Le depressioni sulla cima chiamate per la forma “Mortari” non sono crateri, ma doline di origine carsica. Visitate la Mostra Permanente di Geo-Paleontologia di Assisi, per saperne di più e scoprire, tra le altre cose, le sue rocce ed i suoi fossili https://www.facebook.com/GeoAssisi/.
  • Cenerente: la frazione nel comune di Perugia deve il suo nome non alle ceneri di un vicino vulcano individuato probabilmente nel vicino Monte Tezio, ma alla presenza di prodotti di alterazione di rocce calcareo-solfatiche e gessi, di colore grigio chiamati localmente “Cenerone”.
  • Monteluco di Spoleto: la credenza forse deriva anche qui dalla presenza di doline; le sue rocce sono calcaree tipiche del nostro Appennino Umbro-Marchigiano.
  • Lago Trasimeno: la sua forma potrebbe far pensare ad una vecchia caldera, ma in realtà la sua origine è tutt’altro che vulcanica, bensì tettonica e legata dunque all’evoluzione geologica dell’Appennino….roba di vecchi mari, sollevamenti, depressioni e faglie!

Se vi interessa conoscere non solo la geologia, ma anche tradizioni, storia e natura di molti posti che ci circondano, seguite noi, le nostre attività e tutte le nostre strutture sulla nostra pagina facebook https://www.facebook.com/gaiaassociazione/?fref=comp ed iscrivetevi alla nostra newsletter sul nostro sito internet. Vi aspettiamo!

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