La natura vulcanica delle rocce presenti nell’area di San Venanzo è conosciuta fin dal 1887, quando alcuni naturalisti dell’epoca le studiarono su commissione del conte Eugenio Faina.

Già da allora venne riconosciuta la presenza di una piccola colata lavica costituita da una roccia che venne chiamata inizialmente Eukolite, (dal greco: desiderata)e poi rinominata Venanzite, in onore del luogo del suo ritrovamento.
Questa roccia è stata considerata per molti anni come l’unico affioramento presente in Umbria, ma studi recenti hanno evidenziato la presenza nella nostra regione di numerosi affioramenti di rocce magmatiche, rispetto alle quali gli apparati vulcanici di San Venanzo, sono i più sviluppati e i meglio conservati della regione.

I vulcani di San Venanzo si inseriscono infatti all’interno di un distretto vulcanico più ampio, che si sviluppa dall’Umbria al Lazio settentrionale,
fino all’Abruzzo.

Questo è chiamato U.L.U.D. (Distretto UltraAlcalino Umbro-laziale), contraddistinto da una serie di piccoli centri vulcanici caratterizzati in generale da un unico evento eruttivo.
Dal punto di vista dell’estensione i vulcani di San Venanzo appaiano insignificanti rispetto ad altri distretti vulcanici italiani. Tuttavia le rocce ignee presenti rivestono un interesse molto elevato, in relazione alla
loro composizione chimica estremamente rara e per la presenza di minerali caratteristici.

Per Saperne di più sui Minerali di San Venanzo trovate info sull’articolo di Frenguelli L.; Famiani F.; Bortolozzi G.; (2017) – I Minerali di San Venanzo – Fossils&Minerals N°3 – Assisi


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